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Dove sei nato?
Quando? |
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Da quanto tempo sei nel
giro della Foppa?
Da 5 anni, ma vengo a vederla da 7.
Come sei arrivato alla Foppa?
E’ stata una necessità, in questo senso. Da un po’ di tempo,
mio figlio Maurizio, che è stato uno dei primi a venire nella Foppa, frequentava
questo gruppo. Il problema è che non veniva mai a casa. Allora ho iniziato a
venire a dare una mano, ma non perché volevo aiutare la Foppa, ma per farlo
venire a casa più presto ! Poi con il tempo mi sono appassionato alla Foppa e …
via.
Nel 1999 quando a Bergamo hanno organizzato la prima coppa
dei campioni, ho realizzato io tutto l’impianto per i giornalisti; la cosa
strana, però, è che l’ho fatto con tutt le mie cose di casa ( prese varie…)
perché qui non c’era nulla per quell’evento.
Da qui si deduce che come lavoro facevi…
L’elettricista.
Che ruolo hai all’interno della Foppa?
Si fa un po’ di tutto; ci si guarda intorno e si fa quello
che serve. Questo magazzino ( dove abbiamo realizzato l’intervista) l’ho fatto
io e lo sistemo sempre io…
Oggi, per esempio, sono in giro dalle 8 di questa mattina;
sono le 19 e non ho ancora finito.
Qual è stata la soddisfazione più grande
che hai avuto in questi anni?
Io considero un po’ tutte queste ragazze come mie figlie; ci
sono alcune con cui vado d’accordo che ti salutano, altre che ti considerano
come un operaio.
La cosa che mi ha fatto più piacere è stato vedere che alcune
che ti salutavano a stento quando erano a Bergamo, quando ritornano come
avversarie si ricordano di te e vengono a salutarti, ad abbracciarti. Allora…
non hai lavorato per nulla…
La vittoria che ricordi con più
soddisfazione…
La mia memoria fa cilecca; a volte ricordo cose di vent’anni
fa e non ricordo quello che ho fatto ieri… Però penso che la vittoria più bella
sia stata la coppa dei Campioni qui a Bergamo. Giocavamo contro delle grandi
squadre…
Ma quella Foppa era fortissima, comunque…
Non era solo questione di forza; c’erano giocatrici che si
impegnavano che sgobbavano. I metodi di allenamento di oggi non sempre li
capisco. Scusa, ma in palestra, con i pesi, uno va a fare i muscoli, e quelli
servono. Ma oltre ai muscoli, queste ragazze devono correre, perché se non hai
il fiato, i muscoli non vanno e anche la testa va in tilt. Non vedi che nelle
partite succede questo; a un certo punto finisce la benzina, ed allora non vanno
più…
La sconfitta più bruciante…
Quella me la ricordo bene; è stata qui a Bergamo, contro il
Napoli 3 anni fa. In quel Napoli giocava la Bragaglia e la Turlea. Non era una
squadra forte, mentre la Foppa sì che lo era. Eppure siamo riusciti a perdere
per 3-1 in casa. Mi sono arrabbiato molto quella volta perché io credo che nello
sport si possa perdere, ma occorre perdere giocando. In quella partita non
abbiamo giocato. E noi stra paghiamo le giocatrici per non giocare ???
L’intervista va avanti a ruota e non so
come arriviamo a parlare degli allenatori.
Quello dell’anno scorso ( Cuccarini ) era un signore, ben
educato e rispettoso, quello di quest’anno ( Di Pietro ) “ostia” contro le
ragazze quando c’è bisogno e fa i complimenti quando se lo meritano. Io credo
che bisogna fare così; penso che anche alle ragazze faccia piacere ricevere i
complimenti quando sono giusti, quando sono sinceri. Così come devono portare a
casa le strigliate quando se lo meritano….
Si divaga spesso, ma è bello, davvero,
vedere come una persona di una certa età sappia raccontare con parole semplici,
sincere ma altrettanto taglienti tutto quello che sta attorno ad una squadra di
serie A1. Già perché noi vediamo le giocatrici, vediamo i dirigenti, ma le
persone che stanno attorno le vediamo poco o non le vediamo del tutto…
Chiudiamo questa intervista riportando una frase che ci ha colpito; vuole essere un invito alla riflessione su quanto preziose possano essere le persone che spesso fanno un lavoro oscuro e che non si vede. Quando mancano però… si sente !
“Io non lo so; vengo qua faccio, brigo, a volte vengo anche 3, 4 volte al giorno… Se quelle là dovessero fare tutto quello che faccio io a 73 anni, vincerebbero sempre…”
Un grazie a Osvaldo per l’intervista, per le battute che ci hanno fatto ridere ma anche per le “perle di saggezza” che spesso, noi giovani, siamo portati a dimenticare…