Osvaldo Sala (Tuttofare)

 

Dove sei nato? 
Bergamo. 

Quando? 
Il 26 settembre 1929.

Da quanto tempo sei nel giro della Foppa?
Da 5 anni, ma vengo a vederla da 7.

Come sei arrivato alla Foppa?

E’ stata una necessità, in questo senso. Da un po’ di tempo, mio figlio Maurizio, che è stato uno dei primi a venire nella Foppa, frequentava questo gruppo. Il problema è che non veniva mai a casa. Allora ho iniziato a venire a dare una mano, ma non perché volevo aiutare la Foppa, ma per farlo venire a casa più presto ! Poi con il tempo mi sono appassionato alla Foppa e … via.
Nel 1999 quando a Bergamo hanno organizzato la prima coppa dei campioni, ho realizzato io tutto l’impianto per i giornalisti; la cosa strana, però, è che l’ho fatto con tutt le mie cose di casa ( prese varie…) perché qui non c’era nulla per quell’evento.

Da qui si deduce che come lavoro facevi…
L’elettricista.

Che ruolo hai all’interno della Foppa?
Si fa un po’ di tutto; ci si guarda intorno e si fa quello che serve. Questo magazzino ( dove abbiamo realizzato l’intervista) l’ho fatto io e lo sistemo sempre io…
Oggi, per esempio, sono in giro dalle 8 di questa mattina; sono le 19 e non ho ancora finito.

Qual è stata la soddisfazione più grande che hai avuto in questi anni?
Io considero un po’ tutte queste ragazze come mie figlie; ci sono alcune con cui vado d’accordo che ti salutano, altre che ti considerano come un operaio.
La cosa che mi ha fatto più piacere è stato vedere che alcune che ti salutavano a stento quando erano a Bergamo, quando ritornano come avversarie si ricordano di te e vengono a salutarti, ad abbracciarti. Allora… non hai lavorato per nulla…

La vittoria che ricordi con più soddisfazione…
La mia memoria fa cilecca; a volte ricordo cose di vent’anni fa e non ricordo quello che ho fatto ieri… Però penso che la vittoria più bella sia stata la coppa dei Campioni qui a Bergamo. Giocavamo contro delle grandi squadre…

Ma quella Foppa era fortissima, comunque…
Non era solo questione di forza; c’erano giocatrici che si impegnavano che sgobbavano. I metodi di allenamento di oggi non sempre li capisco. Scusa, ma in palestra, con i pesi, uno va a fare i muscoli, e quelli servono. Ma oltre ai muscoli, queste ragazze devono correre, perché se non hai il fiato, i muscoli non vanno e anche la testa va in tilt. Non vedi che nelle partite succede questo; a un certo punto finisce la benzina, ed allora non vanno più…

La sconfitta più bruciante…
Quella me la ricordo bene; è stata qui a Bergamo, contro il Napoli 3 anni fa. In quel Napoli giocava la Bragaglia e la Turlea. Non era una squadra forte, mentre la Foppa sì che lo era. Eppure siamo riusciti a perdere per 3-1 in casa. Mi sono arrabbiato molto quella volta perché io credo che nello sport si possa perdere, ma occorre perdere giocando. In quella partita non abbiamo giocato. E noi stra paghiamo le giocatrici per non giocare ???

L’intervista va avanti a ruota e non so come arriviamo a parlare degli allenatori.
Quello dell’anno scorso ( Cuccarini ) era un signore, ben educato e rispettoso, quello di quest’anno ( Di Pietro ) “ostia” contro le ragazze quando c’è bisogno e fa i complimenti quando se lo meritano. Io credo che bisogna fare così; penso che anche alle ragazze faccia piacere ricevere i complimenti quando sono giusti, quando sono sinceri. Così come devono portare a casa le strigliate quando se lo meritano….
 
Si divaga spesso, ma è bello, davvero, vedere come una persona di una certa età sappia raccontare con parole semplici, sincere ma altrettanto taglienti tutto quello che sta attorno ad una squadra di serie A1. Già perché noi vediamo le giocatrici, vediamo i dirigenti, ma le persone che stanno attorno le vediamo poco o non le vediamo del tutto…

Chiudiamo questa intervista riportando una frase che ci ha colpito; vuole essere un invito alla riflessione su quanto preziose possano essere le persone che spesso fanno un lavoro oscuro e che non si vede. Quando mancano però… si sente !

“Io non lo so; vengo qua faccio, brigo, a volte vengo anche 3, 4 volte al giorno… Se quelle là dovessero fare tutto quello che faccio io a 73 anni, vincerebbero sempre…”

Un grazie a Osvaldo per l’intervista, per le battute che ci hanno fatto ridere ma anche per le “perle di saggezza” che spesso, noi giovani, siamo portati a dimenticare…